Nel mio lavoro clinico e nei laboratori, la mindfulness si intreccia in modo naturale con il lavoro sul corpo, sul movimento e sui sensi, diventando parte di un processo di cura che coinvolge la persona nella sua interezza. Non è una tecnica da applicare, ma un atteggiamento interno: una qualità della presenza che attraversa parola, silenzio, gesto e relazione.
Sostenuta da evidenze scientifiche, la mindfulness favorisce la regolazione emotiva e il benessere psicologico, creando uno spazio interno in cui l’esperienza può essere riconosciuta e abitata. In una prospettiva Analitico Transazionale, rafforza la funzione adulta: la capacità di stare nel qui e ora, distinguere il presente dal passato e scegliere come rispondere.
Nei laboratori e nel lavoro terapeutico, il corpo entra come alleato del processo di cura. Attraverso respiro, movimento ed esperienza sensoriale, ciò che è implicito o non ancora verbalizzabile può trovare forma. Il corpo permette di rallentare, ascoltare e riconoscere emozioni, confini e bisogni.
La mindfulness sostiene questo lavoro aiutando a restare presenti a ciò che emerge, senza giudizio e senza forzature. In questo dialogo tra corpo, emozioni e pensiero, l’esperienza può integrarsi, favorendo maggiore stabilità, consapevolezza e possibilità di scelta.
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